The Rust Kingdom

Scritto da Angelo D. :: [Lunedì, 06 Novembre 2017 18:38]
Recensione su The Rust Kingdom

 

Regolo la luce, cuffie nelle orecchie, rovescio nel bicchiere due dita di Whisky (di quelli buoni, dalla "boccia" pagata oltre 35 euro) e mi metto comodo sul divano. Faccio partire la musica, il brano selezionato per la serata, rigorosamente in loop, è The Noose degli A Perfect Circle (Thirteenth Step, 2003). Sono pronto, mi bagno le labbra con il distillato e respiro a pieni polmoni lo "spirit" che sale per le narici e mi scalda, aromatizza quel respiro che da lì a poco si farà sempre più intenso. Prendo il volume in mano ed inizio a leggere.

TRK Copertina

In un mondo post-apocalittico, sull'orlo del collasso finale, un essere sbuca dalla terra ed inizia a vagare con un solo scopo, raggiungere l'obiettivo che si è prefissato. L'aria è rarefatta, il cielo minaccia costantemente la superficie con i suoi fetidi fumi, definiti da una texture di acquerello digitalizzata che rende il tutto molto pesante, polveroso e opprimente. 

In questo regno al collasso esiste solo una regola, quella del più forte. Con questo pretesto il focus cade subito, inesorabilmente, su quanto di più caro sta a Spugna ossia la manipolazione dei corpi. Forse è inutile ricordare che anche in Una Brutta Storia (recensita brevemente anche qui) traspariva questa necessità di dover prendere i corpi e giocarci avidamente, indipendentemente dal risultato. Un bisogno viscerale, un accanimento che in realtà non è fine a se stesso o frutto di una sorta di perversione, ma che ha lo scopo di dimostrare come la volontà dell'animo vada a governare totalmente l'elemento fisico, necessario come mezzo, ma di cui si farebbe volentieri a meno se fosse possibile. E come tale, questo materiale può subire ogni genere di danno, fino a doverlo sostituire se necessario o, come accade in questa storia, seviziarlo continuamente per un fine superiore. 

TRK 02

Infine, il ritmo della narrazione, che mantiene un andamento costante per poi esplodere nel finale. Il viaggio del protagonista nasconde un'origine occultata dal tempo trascorso in quel mondo e dalla scelta di ridurre il dialogo tra gli esseri al minimo storico. Contano più i fatti che le parole, i corpi devono muoversi sfruttando totalmente il loro potenziale. Non esiste pausa, non esiste riflessione, ma un continuo, istintivo, sfoggio della potenza massima. Non importa quanta carne gli si parerà davanti, lo spadaccino, con la collaborazione del negromante, tirerà dritto lungo il suo percorso, sfondando ogni cosa che gli si parerà di fronte. 

Allo stesso tempo l'inquietudine del buio profondo viene riproposta come un mantra... prima nelle budella (riferimento alla tavola che potete vedere subito dopo queste poche righe), poi nelle pupille. Un buco infinito che dimostra come quella storia che stiamo leggendo è solo un granello di sabbia sballottato dal vento e che quegli attori che vedete danzare, tra sangue e armi arrugginite, sono solo di passaggio nella storia di quel regno. Spugna vuole ricordarcelo spesso e lo fa concludendo una serie di tavole proprio in questo modo, facendo sprofondare lo sguardo del lettore in una vignetta totalmente nera. 

TRK 03

Tommaso Di Spigna riesce nell'intento di mescolare tutto quello che in questo ambito la cultura horror / post-apocalittica moderna (non solo nel mondo del fumetto) ha offerto, creando qualcosa di ancora diverso. Passando dalla desolazione dei vari Mad Max: Fury Road o Hokuto no Ken, ai classici elementi del fantastico medioevale. Un mix che punta a rielaborare storie e situazioni oramai approfondite in ogni loro angolo, dando la personale interpretazione e sfumatura dell'autore. 

L'effetto è quello di leggere qualcosa di vecchio e nuovo contemporaneamente. Ogni oggetto costituente le vignette è portatore di un ricordo, di un simbolo, di un segno che rimanda a tutto quel mondo che molto probabilmente il lettore ha già visitato. È bene inoltre sottolineare come anche l'impostazione delle tavole risulti essere chiaramente classica, dove il personaggio X deve compiere un percorso essenzialmente lineare. La griglia delle vignette non va oltre i riquadri e spesso e volentieri viene messa da parte per dare spazio all'energia delle spash o semi-splash (ossia vignette a tutta pagina), mantenendo in questo modo uno schema più che familiare.

Chi ha seguito i nostri articoli inerenti a Lucca Comics 2017 saprà sicuramente che questo è stato uno dei volumi più attesi, soprattutto dal sottoscritto, anche se è stato presentato già al Treviso Comic Book Festival - TBCF 2017. The Rust Kingdom entra nel cervello a forza, grazie a un cazzotto in faccia, piazzato bene, nel punto giusto.  Indipendentemente da quello che può essere il mio personale attaccamento a questo autore e relativa opera, mi sbilancio apertamente e lo inserisco tra le mie migliori letture di quest'anno. I motivi per cui questo volume è consigliato penso di averli ampiamente descritti quindi non posso far altro che augurarvi di recuperarlo appena possibile. 

extra 2

Curiosità sulle tecniche adottate: il volume è stato interamente colorato in digitale mentre copertina e retro sono state dipinte a mano con acrilici. "La Torre" presente nei capitoli finali è stata volutamente definita con una texture fotografica, stampata su acetato, applicato sulle tavole originali, solamente inchiostrate (ovviamente in nero). 

The Rust Kingdom, stampato in 1000 copie (italian version) da Hollow Press. Brossurato di 176 pagine interamente a colori, formato 17 x 24 cm, prezzo di copertina 19,00 euro.

Angelo D. Ascani

Hits 790 views
Categorie Recensioni

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna