Golem

Scritto da Andrea Pititto :: [Domenica, 18 Marzo 2018 17:19]
Recensione su Golem

Copertina

Trovarsi di fronte ad un bivio di coscienza è frequente quando si analizza un’esperienza narrativa, un contesto in cui raccontare una storia è un processo articolato che coinvolge diversi piani di pensiero. Non si vive di sola trama, per esempio nel cinema sono le immagini a rubare la gran parte della scena, spesso con casi eclatanti di storie semplici o addirittura banali ma raccontate con una forza visiva impressionante, come insegna la maestria di James Cameron nel dirigere un altrimenti dimenticabile Avatar.

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Nel caso di Golem di Lorenzo "LRNZ" Ceccotti (Bao Publishing, 2014) , scegliere il cinema come metro di paragone risulta immediato per via di uno stile grafico pulito e codificato, arricchito però da un taglio fortemente cinematografico nella costruzione delle sequenze narrative.

Se fosse un film dell’universo Marvel (dando per scontato che qualsiasi cosa provenga dal Giappone ma che non sia di Miyazaki non riscuota il successo che eventualmente meriti, ma non è questo il luogo per fare polemica al riguardo), Golem avrebbe ottime possibilità di aggiudicarsi un riconoscimento per il miglior montaggio e la migliore fotografia.

Giochi di luce e tavole evocative spazzerebbero via la banalità tecnica di molte produzioni appena passabili che hanno saturato il genere dei cinecomics. La scenografia degli ambienti è sorprendentemente ricca e costruita con sapiente meticolosità. Il ritmo visivo trascende il fumetto e sfonda le barriere dell’immagine statica; leggendo il lavoro di LRNZ capita a volte di confondersi e avere la sensazione di guardare sequenze in movimento piuttosto che carta stampata. A tal proposito va fatto l’ennesimo riconoscimento all’altissima qualità della stampa che da sempre contraddistingue le edizioni Bao, che esprime alla perfezione i registri di colore utilizzati da LRNZ per rappresentare i differenti livelli descrittivi di cui è composto Golem.

Da un punto di vista grafico, Golem è un lavoro molto ambizioso e merita senza ragione di dubbio anche più dei tanti elogi che ha ricevuto negli oltre tre anni trascorsi dalla sua pubblicazione.

Golem 1Tuttavia, indossando per la prima volta le vesti dello sceneggiatore, Ceccotti si ritrova a dover fare i conti con il lunghissimo tempo di gestazione di Golem e la difficoltà nel rielaborare in via definitiva un progetto coltivato per quasi vent’anni. Purtroppo il risultato finale non è all’altezza di tale grandezza visiva, oscurando in parte anche la notevole levatura della formazione culturale dell’autore, che non lesina riferimenti al pensiero aristotelico e attinge a piene mani dall’ellenismo.

In un futuro possibile più che remoto, Steno Critone deve fare i conti con i propri incubi in un mondo che non sogna più e confrontarsi con il fantasma ricorrente di un padre geniale scomparso prematuramente, finendo al centro di una complicata cospirazione politico-terrorista orchestrata dal gruppo ribelle Shorai.

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L’idea alla base del progetto primordiale è quella di creare un impianto narrativo complesso ed articolato su cui sviluppare un’opera in serie, come dimostra il primo tentativo di pubblicazione risalente all’aprile del 2010. Sulle pagine della rivista PicNic fa la sua apparizione il primo numero di Golem, concepito come il pilota di una serie di circa 25 episodi per un numero approssimativo di 500 pagine totali.

Tre anni dopo è invece un unico albo brossurato a condensare in sole 270 pagine un universo troppo ingombrante per essere dipanato tutto d’un fiato.

Così, in uno spazio relativamente ristretto, temi e personaggi di più ampio respiro si muovono in modo frettoloso, dando quasi sempre la sensazione di poggiare su un background ricco e profondo di cui però si avverte disperatamente la mancanza.

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Ne consegue la necessità frequente di inserire “spiegoni” in dialoghi che perdono mordente e finiscono per girare intorno al banale, laddove l’intelaiatura di una serie avrebbe consentito di sceneggiare in maniera più convincente il soggetto tramite informazioni pregresse da mettere insieme come i pezzi di un grande puzzle. Golem è invece disseminato di sottesi non scontati e, tra tavole sbalorditive e pathos interrotto, si fa strada la percezione di ritrovarsi con dei pezzi mancanti. Su tutti spicca la figura dei ribelli Shorai, il cui nome significa futuro: sarebbe stato interessante conoscerne anche il passato per arricchire il tessuto storico (ma anche sociologico) di Golem.

Sia chiaro, non si punta il dito contro LRNZ per non aver elaborato un mondo enciclopedico di tolkeniana memoria, ma si avverte la mancanza di qualcosa.

La responsabilità di questo deficit è forse da condividere con la scelta editoriale di Bao, che anzi ne è probabilmente il responsabile principale. Bao avrebbe forse potuto concedere a LRNZ di pubblicare Golem in una mini-serie di due o tre albi corposi, avvicinandosi all’ideale di pagine ipotizzato in principio senza prolungare per troppo tempo il calendario delle uscite. È stato fatto un compromesso tra un progetto di difficile gestazione, le esigenze editoriali ed un racconto molto ampio.
Rem tene, verba sequentur: conosci bene i fatti, le parole verranno da sé. LRNZ ed il suo Golem posseggono sia i fatti che le parole, è lo spazio adeguato a venir meno al suo racconto, un problema che Catone il Censore non aveva considerato.

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Andrea Pititto

 

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